per Flauto, Oboe, Clarinetto, Fagotto
Partitura e parti staccate – Prima edizione assoluta
Durante la stesura della prima (e finora unica) biografia dedicata al flautista, compositore e geografo Eugenio Luigi Hugues cercammo in lungo e in largo il suo archivio musicale, non fosse altro che per completare almeno il catalogo delle opere che dai pochi numeri d’opus arguivamo essere incompleto. Con l’amico Ugo Piovano passammo a setaccio l’intera Casale Monferrato nella quale Hugues nacque e trascorse tutta l’esistenza senza risultati; unica soddisfazione della ricerca fu il ritrovamento in Duomo delle musiche sacre proprio nella cassapanca sotto il sedile dell’organo sul quale suonava Hugues stesso durante le funzioni religiose.
Il recente e tanto desiderato ritrovamento da parte di Bruno Raiteri dell’archivio privato di Hugues a Casale ci ha finalmente restituito, oltre che la sua biblioteca, anche tante composizioni date per disperse e dedicate sia al flauto – lo strumento di Luigi e di suo fratello Felice – sia ad altri organici cameristici: certamente un necessario e doveroso aggiornamento del catalogo personale del compositore casalese, ma più in generale anche di un ampliamento della conoscenza del repertorio italiano del secondo Ottocento. Ricordo che esattamente venticinque anni fa curai la prima edizione moderna di due Quartetti per fiati (flauto, oboe, clarinetto, fagotto) e un Allegro scherzoso per quintetto (2 flauti, oboe, clarinetto, fagotto) e scrissi allora che si trattava delle uniche composizioni per organico di fiati di Hugues. Ebbene, l’acquisizione di Raiteri ha confutato le nostre certezze restituendoci non solo gli altri tre movimenti del Quintetto op. 924 (che allora non vennero pubblicati né da Lucca prima né da Ricordi poi) ma addirittura un terzo Quartetto per fiati che vede qui la sua prima edizione a stampa e che porta a tre il numero di questo genere di composizioni.
I quartetti erano sicuramente pensati e composti per il rinomato quartetto di strumentisti a fiato casalesi che si esibì in più concerti ed era formato dallo stesso Hugues al flauto, dall’oboista Augusto Ziri, dal clarinettista Francesco Marcandalli e dal fagottista Francesco Pilotti; per l’esecuzione del Quintetto op. 92 al quartetto si aggregò Leandro Prandi (1849-1900) come secondo flautista.
L’assenza di cornisti a Casale Monferrato dovette probabilmente determinare la scelta dell’organico: un’occasione perduta per incrementare il misero repertorio di quintetti a fiato nella musica da camera italiana che annovera lavori di Briccialdi, Respighi e pochi altri.
Ma è pur vero che la formazione del quartetto di fiati senza corno riscuoteva all’epoca l’attenzione dei compositori grazie all’attività concertistica di complessi milanesi ‘alla moda’, sopra tutti quello composto da Giuseppe Rabboni (flauto), Carlo Ivon (oboe), Benedetto Carulli (clarinetto) e Giuseppe Cantù (fagotto) – tutti professori nell’Istituto musicale meneghino – ed anche quello temporalmente successivo formato da Polibio Fumagalli (flauto), Luigi Castelletti (clarinetto), Gustavo Rossari (corno) e Antonio Torriani (fagotto) che suonavano insieme fin dai tempi del Conservatorio.
La partitura manoscritta del terzo Quartetto è vergata su carta della tipografia Bellardi, Appiotti e Giorsini, Doragrossa 32, Torino. Su alcune pagine appare stampata anche la data: il 1875. È un evento assai raro poiché abitualmente le tipografie non datavano le carte da musica. Restano un mistero alcuni numeri e segni in matita rossa che sembrano preludere a una preparazione per la stampa che poi non venne realizzata, così come analogamente notato nel manoscritto del Quintetto op. 92. Nell’archivio del terzo Quartetto esiste anche un secondo manoscritto della partitura con la bozza dell’Adagio e del Finale (III e IV movimento) e un set delle quattro parti staccate.
Alcuni temi di questo terzo e sconosciuto quartetto sono stati riutilizzati dall’autore in altre sue composizioni. Bruno Raiteri nota che il primo movimento è stato trascritto da Hugues nel primo movimento del 2° Quartetto in fa, in un abbozzo di questa trascrizione vi è la data «Varallo 22 agosto 1895». Il secondo movimento è interamente utilizzato nello Scherzo (in forma di Gavotta) per archi (datato 22 agosto 1895). Il tema del quarto movimento è stato invece utilizzato nel quarto movimento del 1° Quartetto per archi, anche se poi lo sviluppo tematico è molto diverso.
Questa prima edizione assoluta del terzo Quartetto per fiati in si bemolle maggiore, a circa un secolo e mezzo dalla sua composizione, auspico che andrà a incrementare il repertorio tardoromantico per fiati di per sé non molto ricco. Inoltre per lo stile funzionale che lo contraddistingue siamo convinti che troverà la sua giusta collocazione nel repertorio dei professionisti, mentre la scrittura simplice (come amava indicare Richard Strauss) ma completa (contrappunto, fugati, canoni, modulazioni ecc.) risulterà assai proficua anche per le letture scolastiche fin dai primi anni di musica d’insieme in Conservatorio.
Claudio Paradiso