Spartito e parte staccata – Prima edizione moderna basata sull’autografo a cura di Elena Ballario e Sergio Patria.
Il sensazionale ritrovamento e l’acquisizione del manoscritto originale, avvenuto nel 2025 da parte di Elena Ballario e Sergio Patria, i due più importanti studiosi contemporanei dell’arte Rossariana, ha consentito la realizzazione di questa edizione che aggiunge un importante tassello alla musica strumentale da camera dell’Ottocento Musicale italiano. Solo con il ritrovamento dell’autografo i due musicisti hanno potuto analizzare le annotazioni, le correzioni, le varianti che nell’edizione ottocentesca di Francesco Lucca non furono riportate. La presente edizione, che comprende un poderoso apparato critico e analizza battuta per battuta la composizione, restituisce nel modo più completo il pensiero dell’autore piemontese, il cui ascolto di una sua composizione diede a Friedrich Nietzsche una delle più forti emozioni musicali della sua vita.
In tempi più recenti, l’autorevole articolo su La Gazzetta del Popolo di Lunedì 31 marzo 1980 a cura di Massimo Bruni così recitava: “Che questo compositore, dalle inafferrabili ascendenze, nutrisse in sé una singolare vocazione violoncellistica, l’ha confermato poi l’ampia poderosa Sonata che chiudeva il programma, nell’intensa, profondamente partecipe interpretazione di Sergio Patria […] un’opera veramente importante, questa, chiaramente improntata su quella cantabilità appassionata e romantica che è propria dell’affascinante “basso-tenore” della famiglia degli archi; una concezione musicale di autentica ricchezza inventiva, magistralmente elaborata nel rapporto di “concordia discors” fra i due strumenti messi a confronto. Quali modelli, se ve ne furono, cui si ispirò l’autore? La domanda rimane senza risposta, rientra nell’enigma del “caso” Rossaro.“
Inquieto nella ricerca degli ideali, in un’Italia entusiasta per Verdi, Rossaro decise di inseguire il fascino che Wagner emanava oltralpe intraprendendo nel 1865 e nel 1876 due viaggi in Germania accompagnato nel primo dall’amico pianista e compositore Luigi Luzzi (1828-1876) e nel secondo da Giuseppe Depanis (1853-1942) suo amico ed allievo, oltre che autore del fondamentale testo I concerti popolari e il Teatro Regio di Torino, per ascoltare dal vivo la rappresentazione del Tannhauser e le prove della Walkiria, del Sigfrido e poi del Crepuscolo degli Dei. Folgorato dall’esperienza wagneriana tramite la quale probabilmente captò l’esistenza di una cultura musicale fino a quel momento sconosciuta, la sua scrittura subì una svolta e si arricchì di consapevolezza costruttiva, maturando il linguaggio espressivo e la capacità di esprimere la sua grande natura poetica.
Le sue opere furono dapprima pubblicate da Ricordi ma Giulio Ricordi, acerrimo antiwagneriano, si rifiutò di dare alle stampe le sue ultime opere, ben accolte invece da Giovannina Lucca, editrice milanese predisposta al rinnovamento, che pubblicò tra il 1878 e il 1879 tutte le opere postume di Rossaro. Anche questa composizione, dedicata all’Amico Carlo Casella, con il quale Rossaro spesso teneva concerti, fu pubblicata il 14 gennaio 1879 Milano dallo Stabilimento Musicale F. Lucca e successivamente questa pubblicazione non fu più edita.
Il destino della Sonata per violoncello e pianoforte accomuna sorprendentemente a distanza di poco più di un secolo il percorso artistico di due violoncellisti che hanno compiuto nella città di Torino la stessa carriera: Carlo Casella, che fu insegnante al Liceo musicale (dal 1936 Conservatorio di Torino) dal 1868 fino al 1894 e Sergio Patria, revisore dell’attuale edizione, che è stato docente al Conservatorio di Torino dal 1975 al 2007 e Primo Violoncello dell’Orchestra del Teatro Regio dal 1975 al 2000.
La nostra pubblicazione, oltre a rendere il giusto omaggio al compositore, si inquadra nel progetto editoriale di pubblicare le opere più importanti rimaste sconosciute per più di un secolo.
Quattro sono i movimenti articolati nei consueti tempi della Sonata romantica.
Il primo tempo è introdotto da un’enfatica pagina pianistica, senza indicazione di tempo, che conduce all’ingresso del primo tema affidato al violoncello (qui viene introdotta l’indicazione di tempo Allegro tranquillo). Segue il nuovo tema nella tonalità della dominante questa volta annunciato dal pianoforte e non più ripreso per tutto il primo movimento. Una lunga virtuosistica cadenza per violoncello solo e diversi cambi di tempo attraversano lo sviluppo fino a raggiungere la ripresa che conduce alla concitazione finale assai impegnativa tecnicamente. La principale caratteristica di questo movimento è che tutto ruota e si sviluppa intorno alle tre note iniziali del primo tema (come in molte composizioni di Rossaro), adeguate in modo eccellente a tutte le necessità espressive del movimento.
Il secondo tempo Lento sostenuto e molto espressivo è il più equilibrato e riuscito di tutta la Sonata; la struttura è A-B-A preceduta da un’ampia cadenza del violoncello che annuncia già dalla prima battuta la cellula tematica anche in questo caso composta di sole tre note (croma puntata, semicroma ribattuta a cui segue una nota di diverso valore; ritmo tra i più utilizzati da Rossaro).
Segue il Presto che si presenta in una forma inconsueta rispetto al comune Scherzo che prevede il Trio centrale. Chiude la Sonata un Vivace ma non troppo dalla scrittura complessa, sovraccarica di idee spesso coesistenti, di intensa espressione, con brevi distesi inserti lirici che si alternano a momenti esuberanti. Contraddistinto da una struttura molto libera, in questo movimento predomina l’irrequietezza del suo carattere e l’instabilità armonica realizzata con l’uso di cromatismo e modulazioni continue in linea con la filosofia romantica e in ambiente tonale che richiama il linguaggio di Liszt e Wagner, nonché un incalzante ritmo a terzine rapide presenti in tutto il movimento.
Elena Ballario