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Enrico Contessa – quattro duetti

Per voce di Soprano e Baritono con accompagnamento di pianoforte

In tutta la sua produzione di liriche da camera, Contessa trovò ispirazione in testi di poeti di alta letteratura. Nei Quattro Duetti che qui si pubblicano, composti negli anni di maggior fervore della sua attività di concertista solista e accompagnatore, egli fa ricorso a pagine di tre nomi tra i più significativi dell’Italia tra Ottocento e Novecento: Antonio Fogazzaro, Giovanni Pascoli e Gabriele D’Annunzio.

Nel dialogo tra una fanciulla e un uomo, un corteggiamento dalla conclusione rassegnata intitolato da Fogazzaro Idillio cosacco, Contessa raccoglie la suggestione ‘cosacca’ del titolo dato da Fogazzaro e struttura la pagina con una vaga andatura di cavalcata. Per le paranze immaginate da Pascoli sceglie invece il ritmo di una barcarola, con un motivo più popolareggiante nella seconda parte: e un che di ondeggiante si coglie anche nello scorrere di O falce di luna di D’Annunzio.
Questo ciclo fu scritto interamente nel luglio 1917, in piena Prima guerra mondiale, quando tuttavia Contessa continuò ad eseguire alle platee le musiche al tempo moderne. Nell’ultimo duetto Rataplan – privo del nome dell’autore della poesia – filtra inevitabilmente qualche stato d’animo di quel tempo di guerra: sparse note dissonanti, armonie ‘sporcate’, tempo meccanico di marcia. Improvviso riaffiora nella memoria del tamburino il ricordo di un canto popolaresco, subito inghiottito da ombre spettrali: come poteva accadere ad un ragazzino al fronte.

Stefano Baldi

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